Dell’Arte della Pura Scienza

Associare l’Egitto all’Arte Alchemica è quasi imprescindibile, così abbiamo cercato di comprendere se, e soprattutto, quale poteva essere il vero legame tra le terre del Nilo e l’Antica Scienza per antonomasia.

Il nome, innanzitutto, dell’antico Egitto, ci suggerisce la parola alchimia: El-Khemè, ovvero “il sale della terra nera”. Nel nero è l’inizio di ogni cosa (fase della nigredo o putrefazione) e il sale è uno dei tre principali ingredienti indispensabili alla trasformazione del “piombo in oro”, della materia grezza in materia sottile.

Dunque, non vi sono dubbi che nei tempi remoti esisteva, in terra d’Egitto, una Scienza a tutt’oggi sconosciuta che trasmutava il metallo pesante, senza valore, nel più prezioso oro… Abbiamo sempre pensato che, al di là delle parole dei filosofi, si nascondesse una spiegazione molto tecnica di come avveniva la trasmutazione alchemica;

associare il tutto al funzionamento della “macchina” Grande Piramide è stato un passo, decisamente, obbligatorio.

In uno dei più famosi e, forse, antichi testi riguardanti la materia alchemica, il “Rosarium Philosophorum”, abbiamo trovato degli spunti di comparazione davvero molto interessanti, che danno adito a poche, pochissime interpretazioni… Noi non sappiamo se esista, o sia mai esistita, la Pietra Filosofale, o se tutto il procedimento della sua produzione, sia fantasia o realtà; ciò che è certo è che se associamo le nozioni contenute all’interno delle regole base dell’alchimia, alla produzione di energia, che riteniamo avvenisse all’interno del Monumento di Giza, le evidenze sono talmente ben sagomate da incastrarsi perfettamente l’una all’altra, lasciando davvero poco spazio alla fantasia.

Considerate queste cose, troviamo, per mezzo della nostra investigazione, sette proprietà necessarie e convenienti nella nostra pietra:Untuosità, Finezza, Affinità della Sostanza, Umore Radicale, Purezza, Chiarezza, Terra Fissante e Tintura”.

Ricordando il connubio Zed-colonna vertebrale di Osiride, le sette proprietà non potevano passare inosservate.

L’associazione con i sette chakra principali della colonna vertebrale è stata immediata e quasi doverosa. Dalla filosofia orientale, sappiamo che il corpo fisico è compenetrato

da almeno altri sei corpi aurici, che non vediamo con gli occhi, ma che esistono ed interagiscono, con noi e gli altri, in ogni istante e sono alimentati di energia attraverso

delle “ruote” (Chakras), dei vortici, posizionati in determinati punti, lungo la colonna vertebrale. Con la curiosità di capire se ci fosse una correlazione tra le sette proprietà alchemiche e le ruote energetiche del corpo umano, siamo andati ad esaminarle una ad una ed ecco cosa abbiamo scoperto…

Ma la prima proprietà delle differenze è che l’untuosità determina in proiezione uno scioglimento universale e l’apertura della medicina. Per sicuro, l’immediata e conveniente fusione della medicina è principalmente necessaria dopo la proiezione della medicina che è fatta e miscelata con naturale untuosità

Sempre dalle filosofie orientali, ci giunge che, alla base della spina dorsale, avvolto su tre spire e mezzo, esiste un serpente chiamato Kundalini che – se adeguatamente stimolato attraverso varie tecniche fisiche e mentali – si “risveglia” e comincia a salire lungo la colonna vertebrale fino alla sommità del capo, dove, in corrispondenza dell’ultimo chakra – quello della Corona – esce e rende l’intero corpo un tramite tra la terra e il cielo, tra le “basse” energie terrestri e le sottili celesti. Leggendo la prima proprietà dell’alchimia, abbiamo subito notato delle analogie, con il famoso serpente orientale: “l’untuosità determina in proiezione uno scioglimento universale e l’apertura della medicina”. Questa espressione ci ha riportato immediatamente l’immagine del serpente addormentato che si sveglia e “apre” la sua via verso l’alto. L’untuosità, di cui si parla, ci rammenta il suolo e, nella sua associazione al primo chakra, ci sovviene che realmente esso è convenzionalmente riconosciuto come legame con l’elemento terra… Il primo chakra, chiamato dall’oriente Muladhara, è dello stesso colore del terriccio, rosso-marrone. Tradotto in occidente come chakra della radice, è la sede della fisicità più salda, delle ossa e di tutti i bassi istinti umani, quelli che ci legano alla terra. Nella Piramide, possiamo associare, tranquillamente, l’inizio di un processo, come nel corpo avviene per la Kundalini – che risveglia una certa quantità di energia fino ad allora assopita – nella Camera Sotterranea, la parte che, per la sua posizione, può essere correlata all’elemento terra. E se vogliamo, anche i colori della pietra con cui sono costruite le misteriose protuberanze, quell’ocra rossastro, rimandano al colore attribuito al chakra della radice… La prima proprietà ci aveva stimolato ancora di più, se possibile, la curiosità di andare a verificare cosa sarebbe accaduto, se anche tutte le altre fossero una spiegazione tecnica, mascherata da filosofia, del procedimento che avrebbe portato Osiride a riunirsi con l’anima di Ra, all’interno della camera superiore: quella cosiddetta del Re.

La seconda proprietà recita:

La seconda è la finezza della materia o la sottigliezza spirituale, per cui, fine e fluente nella fusione, penetra come acqua nel fondo di un oggetto graffiato, poiché secondariamente dopo la fusione della medicina, l’ingresso è immediatamente necessario”

E lo Swadisthana, il secondo delle sette ruote di energia, collegato nel corpo alle pulsioni sessuali e al desiderare in genere, è associato all’acqua, al suo fluire con lentezza, ma con determinazione, alla sua potenza inavvertibile, se non con il dovuto tempo. Nelle parole: “penetra come acqua nel fondo di un oggetto graffiato”, possiamo riscontrare la funzione a cui è associato questo chakra, quindi, la penetrazione e l’oggetto graffiato, dalla cui etimologia, sappiamo “adatto alla presa”; è senz’altro la matrice opposta alla penetrazione, che ne consente l’atto… Trasponendo tali considerazioni nella Piramide, ci sovviene una particolarità del condotto discendente, ovvero che nelle pareti laterali ci sono dei graffi longitudinali, probabilmente, per meglio permettere l’afflusso del “serpente” di energia sottile che deve risalire, attraverso di esso, per guadagnarsi la vetta, la corona… il pyramidion!

La terza è l’affinità o vicinanza tra l’Elisir e la cosa che deve essere trasmutata, che mantiene una certa collosità o contiguità nell’incontro del suo simile, poiché in terzo luogo dopo l’ingresso della medicina, la collosità o la contiguità è conveniente e necessaria.”

Manipura è il terzo dei sette vortici energetici. Associato all’elemento fuoco, è idealmente posto sull’ombelico, l’organo che ci rammenta il legame invisibile tra madre e figlio, al quale rimaniamo dipendenti, attraverso il cordone ombelicale, per nove mesi, prima di vedere la luce.

L’affinità è una condizione obbligatoria tra “il creante” e la cosa creata, tra la Madre e il Figlio e il mantenimento di una certa collosità, necessario alla sopravvivenza della “cosa che deve essere trasmutata”. Incredibilmente, esiste qualcosa anche nella Grande Piramide, che ci fa pensare subito ad un luogo di contiguità necessaria al completamento dell’operazione: questo è il Condotto Ascendente che collega, come un cordone ombelicale, tutti gli ambienti utilizzati nella produzione di energia.

L’associazione al fuoco, al colore giallo e al potere, ci hanno regalato la malìa di essere, ancora una volta, sulla strada giusta… Nel Condotto Ascendente avviene la prima trasmutazione energetica e, dall’oscura energia, dall’incontro di un vuoto con un fotone, avviene il miracolo del fuoco, della luce, del giallo e del potere che si svilupperà a dismisura, per garantire al serpente, di uscire in tutta la sua gloriosa potenza, verso il cielo!

La quarta è l’umore radicale e infiammato che si coagula, e indurisce le parti rifinite con l’aderenza del loro simile e con un’inseparabile unione di tutte le parti simili, poiché in quarto luogo dopo le aderenze o la collosità, l’indurimento o solidificazione delle parti con il suo umore radicale e unto è conveniente e necessario.”

Al solo leggere questa quarta proprietà, già sapevamo dove ci avrebbe condotti e l’emozione stava risalendo dalle nostre viscere, alla stregua dell’orientale serpente…

Quarto chakra, Anahta, la ruota del cuore, dell’amore, associato all’elemento aria e al profumo di rosa… Esso è la magica porta attraverso la quale è possibile, trasformati dall’Amore, lasciare il mondo “sotterraneo”, con i suoi inganni e le sue illusioni e incamminarsi verso lidi di più sottile, fresca e vera Realtà. L’associazione di questo chakra con la rosa, è splendidamente attinente con la Camera, cosiddetta, della Regina, in cui avveniva proprio una solidificazione di tutta l’energia risalente dal basso, prima di essere “pronta” a riassumere la sua serpentina forma, ancora più brillante e purificata dalle scorie – ne sono testimoni macchie di residua nigredo sulle pareti e il soffitto della stanza. E qui dobbiamo fare una precisazione, riguardante la costruzione interna della Grande Piramide: l’accesso alla Camera della Regina è possibile attraverso uno svincolo, che dalla Grande Galleria scende verso il basso. In questo incrocio costruttivo, un po’ come avviene nell’interscambio ferroviario, l’energia più pesante del flusso, che saliva dal basso, si dirigeva verso la Camera della Regina per subire un’ulteriore purificazione e il restante flusso, più sottile e leggero, proseguiva lungo la pavimentazione che conduce alla Grande Galleria.

In quest’ultimo ambiente avveniva quanto segue:

La quinta è la purezza e disinfettata chiarezza, che conferisce eminente luminosità e splendore alla presente combustione, non a quelle congiunte dopo l’indurimento delle parti purificate che sono lasciate, poiché il fuoco agente e attuale può essere sufficiente a bruciare tutte le superfluità estranee ed indurite, perché la putrefazione segua immediatamente e sia molto necessaria”

Continua il viaggio verso la Luce del nostro “interiore” serpente, attraverso la leggerezza del quinto vortice, chiamato dagli antichi saggi Vishudda, centro della comunicazione tramite la vibrazione delle corde vocali nel corpo fisico e dell’etere negli altri, aurici corpi, più sottili.

Immaginiamo la chiarezza riportata nel passo dei filosofi che si fa fine luce, disinfettata dalle scorie attraverso la trasformazione e purificazione avvenute nella Camera della Regina, che prosegue il suo cammino, ormai quasi giunto al termine, proprio nella forma a spirale che abbiamo potuto vedere ovunque, nei più antichi reperti…

Immaginiamo l’imponenza della Grande Galleria, la gola della Piramide, con le sue corde vocali laterali in cui, a distanza regolare, sfalsati uno dall’altro, adagiati in nicchie di circa 15 cm ciascuna, sono sistemati cristalli trasparenti, che accolgono, uno dopo l’altro, il flusso luminoso.

Potenziato grazie alla loro facoltà piezoelettrica, lo reinviano al cristallo direttamente successivo, sì da formare un raggio di luce cristallina, avanzante come un serpente sulla sabbia. La perfezione della descrizione del fenomeno che avveniva all’interno della Grande Galleria è disarmante…

“La sesta è la terra fissata, temperata, fine, sottile, fissata, incombustibile, che conferisce permanenza o fissazione, che si attacca alla soluzione, e si mantiene da se stessa e persevera contro il fuoco, poiché in sesto luogo, dopo la purificazione, è necessaria la fissazione”.

 Avevamo notato che le parole dei filosofi, dalla prima proprietà avevano, mano mano, assunto dei toni più pacati, leggeri, sottili, e ci conducevano nel loro pensiero, attraverso le emozioni, lasciate impresse sulle pagine del testo che stavamo esaminando. Il tutto era avvenuto senza che ce ne fossimo resi conto, fino a quel momento.

Dalla lettura di quello che avrebbe dovuto essere il corrispettivo della funzione del sesto chakra, potevamo sentire tutto il nostro stupore nello scoprire che, anche noi, con l’analisi che stavamo sviluppando, subivamo un processo di alleggerimento dalla materia pesante, quasi come se una sacra mano volesse accompagnarci in quel luogo, sapendo che avremmo potuto varcarne la soglia soltanto se purificati e, disinfettati, dalla putredo mondana…

Ci rendevamo conto, forse per la prima volta da quando avevamo iniziato la ricerca sulla funzione della Grande Piramide, che più ci addentravamo negli ambienti interni del monumento e ne saggiavamo, meravigliati,

le antiche fattezze, più ci immergevamo dentro noi stessi, nelle cavità profonde del nostro essere e pareva che seguissimo quel lontano serpente, che illuminava le antiche notti, nella nera terra, delle tre sorelle immortali…

Nel sesto vortice l’energia viene fissata, così da non poter essere più perduta… Ajna, probabilmente il chakra più conosciuto nel mondo occidentale: il “terzo occhio”. Esso riunisce ogni forma di energia proveniente dall’interno di noi stessi, così come, nella Camera del Re, vengono riunite le energie purificate provenienti dal basso e dalla Camera della Regina e ivi si fissano, si incontrano e uniscono, per divenire cosa una… E’ qui che avviene l’incontro alchemico tra Osiride e Ra, descritto in maniera commovente nel Libro dei Morti:

“Osiride entra in Djedu e ha ivi trovato l’anima di Ra: le due anime si abbracciano reciprocamente divenendo due anime gemelle”

Il rumore del mondo lascia finalmente spazio al silenzio divino, in cui è un abbraccio infinito a suggellare l’eternità…

Ed ora, finalmente, il lungo viaggio è terminato; il nostro serpente può trionfare sulla sommità della montagna e gridare la sua essenza divina…

“La settima è la tintura, che dona un colore brillante e perfetto, bianco e rosso cupo, che conferisce la lunificazione e solificazione delle cose trasmutabili, poiché in settimo luogo il colore tingente, o tintura, è necessario dopo la fissazione, e muta ogni sostanza convertibile in vero oro e argento, con tutte le sue differenze certe e conosciute”.

Siamo sulla sommità, sul settimo ed ultimo chakra, l’ultimo gradino prima della libertà. Il suo nome è Sahasrara, il suo colore è la purezza, il luogo in cui si trova nel corpo umano, è stato localizzato nel centro della testa, dove c’è la cosiddetta “fontanella”. Curiosamente, i testi orientali associano proprio ad una fontana di luce bianca, la fuoriuscita dell’energia dalla sommità del capo!

Nel passo è descritto il colore bianco e rosso cupo, perfetta unione del settimo e del primo chakra, il cui colore era appunto rosso cupo, quindi l’epilogo dell’unione tra la Terra e il Cielo, nell’uomo e nella Piramide…

Probabilmente, tutto ciò avveniva immediatamente sotto o sopra il Pyramidion, che era d’oro, con probabili placcature d’argento, perché quello era il punto di salda unione tra il Sole (oro) e la Luna (argento); quella era la vetta da conquistare per la libertà…

Non è per nulla facile riuscire a trasferire nel lettore, quello che stavamo sentendo dentro di noi in quel momento; emozioni forti e contrastanti ci rendevano meraviglia

e diffidenza al tempo stesso… Avevamo iniziato il parallelismo alchimia-funzione della Grande Piramide quasi per gioco, sicuramente “per caso”, quando, una sera d’inverno, stretti nella coperta e comodamente seduti sul divano, di fronte alla fiamma del caminetto, cercavamo di comprendere la funzione, appunto, del fuoco, del calore, sulla produzione ed eventualmente sulla veicolazione dell’energia… Tra l’entropia del secondo principio della termodinamica e il disordine controllato dell’inizio di un processo alchemico, ci sembrava di scorgere sullo sfondo del discorso, l’immagine sbiadita del più importante monumento della Piana di Giza.

Mi sono allora ricordata del vecchio testo che custodivo senza aver mai aperto, se non per ammirarne le miniature e i simboli in esso contenuti e, quella sera, in rituale approvazione di entrambi, abbiamo riesumato l’antico sapere dell’ermetico Rosarium Philosophorum…

Ora si prospettava un’altra indagine, meno aulica e probabilmente molto più complicata: quella della verifica scientifica, di ciò che ci sembrava aver scoperto nell’Arte alchemica. Fino a quel momento, quello era stato sicuramente un intrigante gioco di rivelazioni e meraviglie.

Adesso si imponeva di ricostruire, anche alla luce della filosofia che ci aveva aperto una porta finora non considerata, l’intero processo che avveniva all’interno e all’esterno del monumento maggiore di Giza – partendo dal luogo che noi sospettiamo – sia l’incipit di una storia così antica, che non solo nessuno ricorda o non vuole farci

ricordare, ma della quale si sono perdute le tracce chissà in quale tempo remoto… Una storia che ha assunto i colori del mito, della leggenda, fino a divenire mera superstizione

e, che può tornare a vivere, soltanto scavando nel passato più oscuro e ad Ovest delle Piramidi…

 

Monica Benedetti

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