Erba di San Giovanni tra scienza e magia

Svegliarsi prima dell’alba, la mattina del 24 giugno, è uno dei momenti dell’anno che preferisco. Si respira la magia della notte dei Fuochi di San Giovanni, appena trascorsa e la natura è avvolta da un irreale silenzio. So sempre dove dirigermi, col mio cesto in mano e col pallido chiarore mi immergo tra le piccole e dorate stelle dell’iperico come mi è stato insegnato tanti anni fa dalla sapienza contadina. E’ l’unico momento in cui la raccolta produce il massimo effetto magico e guaritore di un’erba apparentemente insignificante, non fosse per le coloratissime macchie che vestono prati e campi incolti.

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Raccolta dell’erba di San Giovanni

Eppure le proprietà dei fiorellini dorati a forma di stella sono conosciute fin dai tempi remoti. Quando la tradizione era pagana le donne possedevano la sapienza di Madre Natura e ne utilizzavano i suoi frutti tra scienza e magia. Col mio cesto pieno di fiori e pazienza e le dita colorate di viola, ringrazio l’abbondanza del raccolto e mi accingo a continuare il rituale. A casa stendo quel tappeto dorato su panni di lino candido e scelgo i fiori che diverranno olio guaritore e quelli che saranno mazzetti o sacchetti, a protezione della mia casa. Il doppio utilizzo dell’iperico lo rende prestigioso; un re tra le altre erbe sue sorelle ma un umile re che si veste di semplicità e svetta in religioso silenzio laddove oggi l’uomo interviene solo per fare pulizia nel terreno.

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Dopo circa un mese dalla raccolta, dopo aver mescolato in barattoli di vetro trasparente fioriolio e sole, posso filtrare quell’intruglio altamente curativo che viene comunemente chiamato “Olio Rosso“. La sua dimora sarà in bottiglie di vetro scuro per mantenerne le caratteristiche organolettiche per un intero anno. Quell’olio è un valido alleato: capace di alleviare il dolore nelle scottature e riparare le ferite; togliere il prurito delle punture d’insetti; alleviare i dolori osteoarticolari; fermare il “sangue dal naso“; funge da doposole; è un ottimo rimedio anche nelle contusioni, nelle escoriazioni e può essere utilizzato anche come olio da massaggio.

La sua energia intrinseca, poi, associata al fuoco della magica notte di San Giovanni, viene rilasciata dai mazzetti appesi sulla porta e sulle finestre come deterrente delle energie negative. Lo appendevano, gli avi di campagna, nelle porte delle stalle per proteggere il bestiame dagli attacchi dell’invidia e io ne tengo, per lo stesso motivo, un sacchetto in borsa o in tasca. Il suo uso magico, magari, funziona solo per la forza di convinzione dovuta alla tradizione tramandata nel tempo o forse, al di là di quello che i nostri occhi vedono, c’è un mondo fatto di impossibili possibilità a ricordarci che la scienza, prima di essere tale, era chiamata magia.

Monica

Articolo originale su http://www.rubricanews.com

http://www.rubricanews.com/erba-di-san-giovanni-tra-scienza-e-magia/

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