Il Segreto del Progetto Giza

Ancora oggi, nonostante i notevoli passi avanti fatti dalla ricerca, indipendente ed accademica, la Piana di Giza rimane un “pozzo senza fondo” di mistero. Sotto le sabbie del tempo sono ancora sepolti, probabilmente, i motivi che hanno spinto uomini o dei di un lontano passato a realizzare una delle opere più colossali del mondo antico. Il mio interesse per questo luogo ha accompagnato questa esistenza fin da quando ero bambina, incuriosita dalle immagini delle piramidi del libro  scolastico di storia e, seppur a piccoli passi, mi sono avvicinata sempre più a questo tempo lontano che ancora non ha ottenuto la sua reale giustificazione. La passione mi ha condotta ad incontrare e collaborare con ricercatori indipendenti occupati, come me, a “risolvere” i misteri di Giza e, nell’ambito di un lavoro comune, ho partecipato alla ricerca del progetto originario e della vera funzione dei monumenti presenti nella piana più famosa del mondo. Le risultanze sono state riportate su due libri: “Oltre le Nebbie del Tempo” e “La Porta del Cielo” e i dati raccolti sono stati davvero stupefacenti. Probabilmente la scoperta più interessante è stata, comunque, la scoperta di un numero, il 137, ricavato dalle proporzioni della seconda piramide, quella detta di Kefren, ridotte ai minimi termini. La scienza dei numeri ed il loro utilizzo in maniera precisa e fondata è uno dei caratteri che contraddistingue gli antichi monumenti e ogni numero in essi rilevato deve avere un senso logico. Il 137 è considerato, dalla scienza, il “numero di Dio” poiché trovasi alla base dell’equilibrio universale. Esso esprime la costante di struttura fine, intendendo con tale termine che: a parità di valori per elettromagnetismo, energia quantica e costante di Plank in qualunque punto dell’Universo il risultato è sempre il 137. Esso può considerarsi come l’Aleph della creazione poiché anche una piccola differenza nelle sue cifre darebbe come risultante un universo completamente diverso da come lo conosciamo. Partendo dal presupposto che la Grande Piramide sia numericamente collegata al nostro pianeta, appare ovvio che la Seconda sia la diretta espressione dell’equlibrio universale! Confrontando la scienza “moderna” con le antiche conoscenze di alchimia e linguaggio archetipo, è emersa la funzione dei monumenti presenti nella Piana di Giza. Non solo le tre Piramidi maggiori ma anche le satelliti e anche la Sfinge, nonché la Tomba di Khentkaus e la Tomba degli Uccelli, sembrano avere una precisa collocazione in un sistema di produzione di energia illimitata, gratuita e pulita. Giza, dunque, si è presentata ai miei occhi come un immenso progetto meccanico, una macchina in grado di alimentare energeticamente, attraverso altri siti piramidali presenti lungo il 30° parallelo, tutto il pianeta. E come ogni progetto che si rispetti il tutto doveva essere per forza di cose racchiuso principalmente nel suo nome. Sono geometra e ogni lavoro viene archiviato con un  nome che riguarda la sua funzione: ad esempio una casa diviene “civile abitazione” ed un opificio “fabbricato industriale” e cosi via… Se la mia teoria era giusta anche il nome della Piana doveva contenere l’indicazione del Progetto originario quale macchina di produzione di Energia. Utilizzando il più antico linguaggio conosciuto, quello degli archetipi, sono andata a cercare il significato del numero 137, poiché indicante il principio dell’equilibrio universale. Il numero Uno è Aleph e significa, appunto, principio; il numero Tre è Ghimel e negli archetipi indica una funzione meccanica; infine, il numero Sette corrisponde all’archetipo Zain col significato di Eternità. Per ovvia deduzione 137= Aleph Ghimel Zain = “principio del movimento eterno”. Curiosamente, pronunciando di seguito i tre archetipi, mi sono accorta che anche il nome della Piana aveva lo stesso fonema… Al Ghi Za… Ho cercato senza troppa fortuna la derivazione etimologica di tale nome, rendendomi conto che non esiste. Non esiste perché nessuno ha mai considerato che la fonte potrebbe essere nella funzione e, quindi, che il suo nome fosse semplicemente quello dato dai costruttori ad un progetto!

Articolo tratto dal mio ultimo saggio: “Time Out – il Coraggio della Verità

 

Monica Benedetti

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