Gli Sposi Celesti

I primi indiziati ad essere i mandatari di questa civiltà aliena sono le Costellazioni più gettonate del cosmo visibile: Orione e il Cane Maggiore, conosciuto grazie alla sua stella più luminosa: Sirio. La Costellazione di Orione, il Gigante della sera, è ricordato dovunque sul pianeta, nelle correlazioni astronomiche tra monumenti e stelle, come se in essa risiedesse una verità direttamente collegata al nostro passato remoto, che ancora non riusciamo a mettere a fuoco.

Ma chi rappresenta il cacciatore delle stelle? La mitologia egizia ci racconta di un grande regnante, che portò la conoscenza alle popolazioni locali, che si chiamava Osiride. La tragica storia della sua vita la conosciamo tutti: ucciso dal fratello invidioso Seth, lasciò vedova la sua sposa- sorella Iside-Sirio e divenne il Gigante della Sera. La mitologia greca, successiva, ne fece un cacciatore fedele alla sua consorte fino ad innamorarsi di 7 sorelle, le Pleiadi e scatenare l’ira di Artemide che da lui, invece, era stata respinta. L’uccisione da parte della dea, gli fece guadagnare la celeste costellazione. Per i Sumeri, invece, l’enorme clessidra del cielo stellato si chiamava Ur_An_Na tradotto come “Eroe Cielo disceso”. In genere era associato al Tammuz pastore e promesso sposo di Ishtar, che morì, tradito dal fratello Marduk prima delle nozze. Anche Tammuz, come Osiride, era un apportatore di conoscenza e di bontà e l’esigenza di ricordarlo nella Costellazione più imponente del cielo stellato, ci dice che sicuramente era amato dalla popolazione locale. Qualunque sia stato il vero nome di questo personaggio, abbiamo la certezza che appartenesse a qualcuno che doveva essere ricordato, una personalità eccezionale, tale da rimanere eternamente in cielo, sopra le nostre teste. Alcuni ricercatori russi, negli anni 70, nell’ambito del Progetto Isis, affermarono di aver trovato la Tomba di Osiride e di essere rimasti oltremodo increduli di fronte ad un corpo di circa 2 metri e mezzo di altezza, con il cranio allungato e gli occhi sproporzionatamente grandi e leggermente  a mandorla. La descrizione del “Visitatore”, così venne soprannominato, era fin troppo simile a quelle che ci vengono proposte in tutti gli ambienti ufologici: Osiride era un Grigio!

Ma chi sono i Grigi?

Di tutte le entità aliene raccontate nelle varie epoche, quella dei grigi è la figura più classica, associata ad antichi e moderni visitatori del pianeta terra, nonché del genere umano sul quale, si suppone stiano ancora compiendo degli esperimenti. Nell’antichità questi esseri erano chiamati I_Gi_Gi nome che stava a significare la loro funzione di Guardiani. Da quello che possiamo ricavare dalle ipotesi sitchiniane, gli Igigi erano coloro che gli Anunnaki avevano destinato allo scavo nelle miniere d’ oro, che si ammutinarono perché stanchi di lavorare e costrinsero gli dei a creare l’uomo.

Ed ora proclamiamo la guerra, buttiamoci nella lotta e nella battaglia

La ribellione degli Igigi fu capitanata da Marduk, l’incontentabile figlio di Enki, uno dei due fratelli, figli del Cielo Anu, giunti per primi sulla terra. Fu dopo tale ribellione che gli Igigi ottennero la promozione sperata, divenendo da semplici lavoratori a guardiani dei nuovi esseri creati per lavorare: gli umani. Dunque questi giganti alieni continuano ancora oggi a svolgere la loro funzione?

Lo possiamo supporre, dato che nei racconti delle abduction, come dicevamo poc’anzi, questa è la descrizione preponderante. E possiamo anche supporre che l’Osiride egizio fosse uno di loro, che ereditò la nomea di uno di quegli dei i quali, dopo un certo periodo di tempo, persero il loro fascino. Ciò probabilmente avvenne dopo la Grande Calamità, che non è il Diluvio Universale come abitualmente si pensa, ma di questo tratteremo più avanti. Ora dobbiamo cercare di capire se esiste una possibilità che i nostri immaginari creatori extraterrestri provenissero dal sistema stellare Orione. La mente logica ci dice che, nonostante la relativa vicinanza di questo ammasso di stelle dalla terra, ciò sarebbe stato impossibile, sia in considerazione del fatto che, a tutt’oggi, non sono stati trovati “luoghi” abitabili all’interno della stessa, sia perché, anche i 270 (?) anni luce che ci separano sono un viaggio troppo lungo da compiere pur con la tecnologia più fantasiosa di cui disponiamo. Quindi, nonostante abbiamo aperto tutti i cassetti della fantascienza che conosciamo, siamo costretti a scartare questa ipotesi.

Il sistema Sirio, invece, potrebbe essere interessante poichè, mentre su Orione non sono state rilevate tracce, nei suoi ammassi stellari, di pianeti abitabili, attorno alla stella di Iside è possibile siano in orbita altri mondi simili al nostro. I Dogon, sostengono che attorno al sistema stellare ternario di Sirio, orbitano quattro pianeti e da lì proviene il loro dio creatore: Amma. Questo popolo è stato oggetto di studio dalla comunità scientifica fin dagli anni trenta, per le loro conoscenze impossibili sui moti delle stelle, sulla conformazione della nostra e di altre galassie, ecc…, nozioni che, si suppone, un popolo che non possiede alcun tipo di tecnologia, non può ottenere. Dal canto loro essi sostengono di essere stati creati e, successivamente istruiti, da antichi dei venuti dalle stelle, dal sistema Sirio. Tale conoscenza viene tramandata oralmente ancora oggi. Certo, un popolo che non conosce neppure il telescopio è poca cosa come evidenza di un’antica interferenza esterna, ma noi abbiamo detto che vogliamo giocare e quindi ce la facciamo bastare e diciamo che il Padre dell’umanità proviene da un pianeta avente come sole la stella Sirio. A questo punto ci sorge un’altra domanda, un cavillo che dobbiamo sciogliere… Perché la stella Sirio nell’antica mitologia è associata ad una figura femminile se viene proposta una Genesi maschile?

Chi è Sirio?

Per gli antichi egizi era la sorella-sposa di Osiride, la maga Iside, capace di donare all’Egitto un erede pur essendo rimasta vedova. Vero è che c’è stato lo zampino di Thot, il presunto genetista dell’epoca, in quanto gli bastò utilizzare una parte del corpo del defunto, non necessariamente lo sperma, per rendere madre Iside del piccolo Horus, gemello di Osiride… Anche se la storia per intero, ci narra una vicenda non proprio così… Infatti pare che, dopo la morte di Osiride e lo spargimento dei pezzi del suo corpo per tutta la terra, Iside venne a conoscenza che il suo amato sposo defunto, mentre era in vita aveva avuto una notturna avventura con Nephtys, sorella di entrambi, che si era spacciata per Iside e lui non l’aveva riconosciuta. Da questa unione nacque un figlio e Iside cominciò a cercare questo figlio, poiché era comunque legittimato al trono al posto di suo padre. Lo trovò e gli diede il nome di Horus. Questa storia, così raccontata, diventa praticamente la stessa del mito Tammuz-Ishtar, nel quale lo sfortunato pastore venne ingannato dalla sorella di lei Er_Esh_Ki_Gal che si spacciò per la sua promessa sposa e lo irretì nel buio… La scoperta, il mattino dopo, dell’accaduto, sconvolse a tal punto il povero Tammuz che egli fuggì, precipitando rovinosamente in un burrone, dove trovò la morte. Le due “consorti” vagano entrambe alla ricerca di ciò che rimane dei defunti compagni, Iside giungendo fino a Biblos, Ishtar addirittura negli Inferi…

Il simbolo di entrambe queste due donne (aliene?) era la stella fiammeggiante a otto punte di Sirio.

Il suo nome deriva dal greco Seir, brillare, e Seirios, ‘ardente’, ‘fiammante’: dalla radice sanscrita Svar che significa splendore, è usata dagli indù per indicare il Cielo stesso. Nell’antica allegoria indiana era conosciuta come ‘il Cacciatore di cervi’, Mrigavyadha e rappresentava Rudra-Shiva, la grande Forza Rigeneratrice. Tra gli arabi era nota con il nome di al Shira, ‘il Capo’. In altre culture la Stella Sirio era riconosciuta quale “dente del serpente”, o come “arco” che scaglia la triplice freccia verso il Toro/Apis attraverso le tre stelle della Cintura di Orione; nello zodiaco di Dendera, in Egitto, era raffigurata tra le corna della vacca Hator, puntata dall’arco dell’arciera divina Satis; gli astronomi sumeri disegnarono una costellazione che riuniva alcune stelle della Nave Argo (attuali costellazioni Carena, Poppa, Vela) con quelle del Cane Maggiore, chiamandola Arco e Freccia, puntati su Orione; il suo simbolo – o valore di arco e freccia – si ritrova ancora nell’antico Iran, con il nome di Tistrja, e in diverse mappe cinesi.  Dunque una vera e propria adorazione per questa stella che sembrerebbe a volte, addirittura più importante dello stesso, nostro, sole, il dispensatore di vita della nostra galassia!

Per quale motivo una stella lontana 8 anni luce dalla Terra dovrebbe essere considerata così importante e addirittura associata alla figura femminile dispensatrice di vita per eccellenza? Il dubbio che quella fosse stata la “casa” degli dei creatori, è sempre più calzante… anzi, ora possiamo anche immaginare che la matrice fosse femminile e non maschile. Deve essere accaduto qualcosa, nel corso del tempo, che ha cambiato quest’ordine, un momento in cui la dea ha subito una caduta dal piedistallo a favore del suo opposto. Sicuramente fino a circa l’8ooo a.C., dai reperti ritrovati pressochè su tutto il pianeta, la credenza diffusa era quella della creazione femminile. Cosa è accaduto  dopo?

Il passaggio dall’uno all’altro polo è stato graduale, attraversando un periodo in cui la Grande Madre e il suo Paredro, dio della vegetazione, camminavano mano nella mano e ricordavano agli uomini il ciclo eterno della vita-morte-vita. Ritroviamo questa simbologia nella struggente vicenda di Ishtar e Tammuz, Iside e Osiride, nella mitologica vicenda di Persefone e Ade, nelle celebrazioni dei festival periodici della cultura druidico-celtica. E ad un certo punto della storia dell’uomo, come si evince ad esempio dal racconto biblico, un dio divenne l’unico e ineffabile, elargendo promesse di terre e di conquiste, proclamando la sua adorazione sopra ogni cosa… Questo dio aveva una consorte, ma non ne viene fatta menzione nel libro sacro all’umanità. Ciò è avvenuto soltanto perché al momento di scegliere a quale versione degli antichi testi fare riferimento, è stato optato per la scuola Tolemaica. Chiamata inizialmente Sepluaginta, poiché era la traduzione dall’ebraico a cura di 72 saggi di Alessandria d’Egitto, è stata la prima traduzione accettata di quello che poi è diventato il libro più condizionante del pensiero umano. Quindi le credenze religiose dei due terzi del pianeta, non sono volontà dell’Altissimo, bensì di 72… saggi!

Ricapitolando, abbiamo immaginato che in un tempo ancora non ben definito, attraverso un portale spaziotemporale, alcuni alieni provenienti dal sistema stellare di Siro sono giunti su questo pianeta e, dopo varie vicissitudini interne, hanno deciso, spinti da un Consiglio di cui era “presidentessa” una donna, di creare un essere ibrido: l’uomo.  A sostegno di tale ipotesi ci viene in soccorso ancora la civiltà sumera dove, nel poema Atra Hasis ci parla della Dea Madre Nammu, che convince lo scienziato genetista Enki a creare uno schiavo per gli Anunnaki, con l’utilizzo di una forma autoctona terrestre molto simile ai nostri presunti progenitori.

La storia ci insegna che l’età della nostra specie (Homo Sapiens) non supera i 200.000 anni e “siamo tutti originari” del Sud Africa. Tenendo per buona la teoria di antichi astronauti che hanno modificato geneticamente una specie esistente, per la necessità di scavare oro nelle miniere e tenendo presente che la nostra specie è nata, secondo la scienza, in Africa, dovrebbe esistere qualcosa che colleghi questi eventi fondamentali… e in effetti qualcosa c’è…

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